
Dal 16 aprile 2007 sono tornato a Milano: faccio il vicecaporedattore di City, il quotidiano free press della Rcs. Fino a quella data qui avreste letto soltanto: "Raccolta di articoli (miei) e di riflessioni (sempre mie o in alcuni casi prese in prestito) che altrimenti leggerebbero solo in Puglia (lavoro per il "Corriere del Mezzogiorno", dorso di cronaca pugliese allegato al "Corriere della Sera")". Ah, dimenticavo: tranquilli/e... Sono consapevole del fatto che, per dirla con Indro Montanelli, "noi giornalisti scriviamo sull'acqua e abbiamo una vita effimera, come le farfalle". Infine: devo forse sottolineare che questo blog non è una testata giornalistica e che viene aggiornato senza alcuna periodicità ? E pure che, pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001? Scriviamolo, visti i tempi che corrono...
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Nome: Marco Brando
Un ex giornalista di provincia ... Ora tornato nella metropoli (beh, Milano - nel suo piccolo - lo è)
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In un codice le lettere dell'imperatore al figlio Corrado IV che parlano soprattutto dell'Italia e del Regno di Sicilia
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Marco Brando |
In memoria del professor Nicola Pende, primo rettore dell'Università di Bari
RAZZISMO
Bari dimentica il teorico del razzismo mussoliniano

Era il15 gennaio del 1925: quel giorno fu inaugurata a Bari l'Università, nella cornice del Teatro Petruzzelli. Il primo Rettore? Nicola Pende (1880 – 1970). <All’evento parteciparono il principe di Udine, in rappresentanza del Re, il ministro della Pubblica Istruzione, Fedele, e i maggiori esponenti della società civile barese dell’epoca. Segno dei tempi, la Regia Università fu intitolata “Benito Mussolini” e nacque già con un consistente carico di polemiche sulle spalle… A Nicola Pende, endocrinologo nato a Noicattaro, fu affidato l’incarico di definire le necessità con un gruppo di docenti. La prima facoltà fu Medicina e i primi iscritti erano solo 221 >.
Questa informazione, tuttavia, non era contenuta nella relazione svolta il 29 giugno scorso dall’attuale rettore, Giovanni Girone, durante le celebrazioni dell’ottantesimo anniversario della fondazione dell’ateneo. Le abbiamo trovate in un articolo del 25 giugno ospitato nel sito dei futuri dottori in Scienze della Comunicazione (www.obiettivocomunicazione.it). Dove però non s’apprende che Pende <contribuì a gettare le basi teoriche del razzismo italiano, razzismo originale, non biologistico, ma comunque fermo nel contrastare ogni ipotesi di contaminazione e ibridismo, e prevedendo una rigida separazione razziale, anche a scopo eugenico>. Notizia che si può leggere invece in un saggio scritto, nel sito dell’ateneo di Trento, dal professore di Filosofia politica Michele Nicoletti.
Non solo; anzi, peggio: <Nel maggio del 1938 Hitler venne a Roma per ricambiare la visita di Mussolini, … il 14 luglio 1938 fu pubblicato il "Manifesto della razza", firmato da un gruppo di professori, di cui il più autorevole è Nicola Pende, in cui si sostiene l’assurda teoria della purità della razza italiana, prettamente ariana: quindi, gli ebrei sarebbero estranei e pericolosi al popolo italiano>. Informazione sempre reperibile su Internet e tratta da un volume pubblicato nel 1961 dall'Histadruth Hamorìm (Associazione Insegnanti Ebrei d'Italia - Milano). Durante l’estate 1938 tutta la stampa italiana <pubblicò articoli diffamatori contro gli ebrei preparando l’opinione pubblica a quella legge persecutoria che uscirà il 7 settembre 1938, di puro stampo nazista: tutti gli ebrei italiani sono messi al bando della vita pubblica; perfino le scuole sono precluse ai bambini ebrei>.
Fatto sta che - nel corso della recente cerimonia per l’ottantenario - il nome di Pende non compariva nella lunga relazione sulla storia dell’ateneo: al periodo tra 1923 al 1945 erano dedicate solo venti righe. E il suo ruolo nell’elaborazione del razzismo musssoliniano? Il 10 febbraio scorso (durante un dibattito legato all’anniversario e dedicato al Congresso antifascista di Bari nel 1944) solo l’inossidabile professor Luciano Canfora, ricordò esplicitamente – alla presenza del presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro - che l’Università di Bari aveva alle spalle anche questa scomoda eredità.
D’altra parte di Nicola Pende si preferisce – tuttora e pure in altre sedi istituzionali di tutta Italia - ricordare solo i trascorsi scientifici (senza dubbio di grande prestigio) in altri campi. Ad esempio, nel volume <Toponomastica nojana> (cioè, di Noicattaro), scritto da Giacomo Settani nel 2001 (Schena Editore) si ricorda che, mentre il professore era ancora in vita, ci fu un comitato che tentò di fargli dedicare una strada della cittadina, cambiando quello di via Roma, «…ov’è la casa che lo vide nascere in questa nostra fertile Terra d’intelletti». Ciò per assecondare «…il generale sentimento di popolare devozione e legittimo orgoglio della Comunità (cui fa eco il nobile assenso dell’uomo più grande che la Storia municipale ricordi)». Non successe: la Prefettura ricordò che è vietata <l’intitolazione di vie e piazze a nome di persone viventi>. In compenso Settani ci ricorda la biografia di Pende: <Era nato a Noicàttaro (Bari) il 21 aprile 1880 da Angelo e Annamaria Crapuzzi. Terminati gli studi superiori in anticipo, nell’ottobre 1897 si era iscritto alla Facoltà di Medicina della Regia Università di Roma, ove il 15 luglio del 1903, a soli 23 anni, aveva conseguito la laurea con il massimo dei voti. Divenuto ordinario di Clinica Medica a Messina, era poi passato ad insegnare a Palermo, Genova e infine a Roma. Al suo nome era legata l’istituzione della Università di Bari, che lo ebbe come Primo Rettore... Aveva scritto diversi trattati di Medicina, tra cui La Biotipologia umana (1939). Molto noto in Italia e all’estero per la sua attività scientifica e clinica, era considerato il caposcuola della moderna endocrinologia e nel 1934 era stato nominato Senatore del Regno per insigni meriti scientifici>.
Nessun accenno al razzismo e al resto. Eppure la storiografia recente ricorda che Mussolini promulgò, nel 1938, le famigerate leggi razziali non tanto per <far piacere> a Hitler quanto perché facevano parte di una consolidata tradizione antisemita cara al Duce da tempo. E tra le fonti ideologiche cita il "razzismo biologico" di Pende. Al professore di Noicattaro è dedicato pure un articolo ospitato nel 2000 da <Minerva>, sito dell’Università di Torino (http://www.minerva.unito.it) . Firmato da Silvia Treves, coordinatrice della rivista “LN-Libri Nuovi”, s’intitola <Noi, razzisti brava gente. Il razzismo e la comunità scientifica italiana>. La studiosa scrive: <Una delle figure più influenti fu Nicola Pende, che elaborò una nuova disciplina: la "biotipologia umana", ossia una medicina che intendeva abbracciare l'intero individuo come unità psicosomatica cui applicare le misure di prevenzione, igiene e “bonifica della razza”. Pende, firmatario critico del Manifesto della Razza fornì, forse al di là delle sue stesse intenzioni, una solida base scientifica al razzismo del regime; ma, nonostante la prudenza e il trasformismo, non fu un semplice lacchè, ma un pensatore autonomo>. Infatti puntava su una <stirpe mediterranea, vigorosa sintesi di numerose stirpi, che possiede il privilegio della "polivalenza biologica e culturale">.

Inoltre in un sito dedicato all’olocausto nazista – www.lager.it - si ricorda che nel 1938 il <senatore professor Nicola Pende, direttore dell'Istituto di Patologia medica dell'Università di Roma, firmò il Manifesto degli scienziati razzisti>: <Il documento affermava che le razze umane esistono… che gli italiani sono ariani puri, che gli ebrei non appartengono alla razza italiana, che ormai è tempo che gli italiani "si proclamino francamente razzisti"; e concludeva dichiarando che "i caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non devono essere alterati in nessun modo" e che i matrimoni misti erano ammissibili "solo nell'ambito delle razze europee, nel qual caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo">.
Oggi non si tratta di rimettere all’indice l’ex Rettore di Bari Nicola Pende. Tuttavia ricordare, ottant’anni dopo l’inaugurazione dell’ateneo, potrebbe essere salutare. Oltre tutto a Bari via Nicola Pende esiste. A Noicattaro ci sono una lapide che lo ricorda, affissa nel 1980, e una scuola media a lui intitolata. E nel sito dell’Università di Tel Aviv dedicato all’Istituto Stephen Roth (studia antisemitismo e razzismo nel mondo), nella sezione dedicata all’Italia nel 2001 / 2, si ricorda il <tentativo di dedicare strade al figure fasciste>: <for example, Via Nicola Pende in Pesche, Isernia, and Via Benito Mussolini in Tremestieri, Catania>. Nel settembre 2000 infatti una mobilitazione pubblica fece sì che a Pesche, comune del Molise, non venisse più intitolata una strada a Nicola Pende, <uno dei più autorevoli sostenitori della campagna razziale e antisemita del fascismo>. Si legge poi su www.adista.it che nel 2000 <un’analoga mobilitazione è stata avviata nei confronti del Comune di Bari. Lettere di protesta possono essere inviate al Sindaco>. E Arca Bari il scrisse al sindaco di Bari chiedendo che quella via fosse cancellata. Perché dedicata al <”più autorevole sostenitore della campagna razziale e antisemita del fascismo" (Desideri, Storia e storiografia, ed. D'Anna, pag. 648)>. Non se n’è saputo più nulla. E di Pende, a Bari e in Puglia, si parla ancora poco. Anzi, pochissimo.
Marco Brando
(sul Corriere del Mezzogiorno Puglia del 6-7-2005)
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Corriere del Mezzogiorno - BARI -
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IL DOCUMENTO |
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MISSILI La piccola « guerra fredda » dalla Murgia contro l'Urss
di Marco Brando
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La mappa dei missili americani dislocati in Puglia : clicca qui
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Ps: un articolo di Giorgio Nebbia del 1999 sullo stesso tema è qui: clicca
Ps2: gli originali dei documenti una volta segreti e ora declassificati sono disponibili sul sito
http://www.gwu.edu/~nsarchiv/nsa/NC/nuchis.html della George Washington University.
Cercate il "Report on Visit to Jupiter Sites in Italy" e lì troverete (in formato gif) le 5 pagine del rapporto segreto sulla visita alle postazioni degli jupiter in Puglia nel settembre 1961.
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Corriere del Mezzogiorno - BARI - |
SAGGI
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Come si faceva per far partire i missili nucleari Jupiter Usaf che a cavallo degli anni Sessanta, tra 1961 e 1963, furono installati nei dintorni di Gioia del Colle, puntati verso l'Urss? Sarebbe bastato un qualsiasi ladro d'automobili. La procedura ufficiale consisteva nell'usare due chiavi, in sequenza: una custodita da un ufficiale statunitense, una da ufficiale italiano. Ma, in pratica, si potevano avviare i motori anche collegando due fili elettrici: la stessa tecnica usata per rubare qualsiasi vettura. Incredibile opportunità scoperta da un giovane aviere italiano. |